Lo scorso dicembre, Mc Donald’s è andata in bancarotta e ha chiuso tutti i suoi punti vendita in Bolivia. Questo paese è ora diventato il primo Mc Donald’s free dell’America Latina.
Come si legge in questo articolo, cuochi, sociologi e nutrizionisti boliviani hanno spiegato così il fenomeno: i loro cittadini non amano il concetto di fast food che dunque è stato rigettato dalla mentalità locale.
In particolare, l’articolo riporta il commento di un blog: ” Il fast-food rappresenta l’esatto opposto di ciò che costituisce cibo secondo un boliviano. Perché diventi un buon pasto, il cibo deve essere preparato con amore, cura, attenzione per gli standard igienici e cucinato per un certo periodo di tempo”.
Questa rivincita dello slow food è un bell’esempio di come le comunità possano ancora difendere la propria identità e cultura, anche di fronte alle grandi catene commerciali che sembrano fagocitarci senza sosta proponendoci modelli di consumo estranei a ciò che siamo davvero.
E’ anche la dimostrazione di come, di fronte ai giganti commerciali, il piccolo possa ancora molto, anzi tutto, se localmente riesce a essere compatto e fermo nei propri valori.
Devo ammettere che ogni tanto uso i fast food anche se tendo a prediligere quelli artigianali (buffet, kebab) a quelli industriali (McDonald’s, Burgher King). Questi ultimi a volte li trovo comodi quando sono in viaggio sia perchè so quanto spendo sia perchè in certi paesi la cucina locale lascia a desiderare soprattutto quando non si conoscono i posti giusti ed i piatti giusti
Tutto ciò premesso diciamo che se mangio 5-6 panini da McDonald’s all’anno è già tanto… W la cucina tradizionale!
In Bolivia hanno ancora una coscienza collettiva sul “loro” cibo. Ecco perché hanno vinto.
Sono d’accordo con Giulio GMDB.
Nel rispetto di standard minimi (igiene, condizioni di lavoro del personale, qualità delle materie prime, etc.) c’è posto per tutti.
Quanto al regista del documentario intervistato nel video linkato, ho il sospetto che fosse uno dei clienti più assidui di Mc Donald’s