Modestia a parte

Quando ero bambina, seguivo con molto interesse le conversazioni tra i miei genitori, specie quando discutevano di soldi e di spese varie.

Drizzavo le antenne e cercavo sempre di capire se eravamo ricchi o poveri.

A casa mia, eravamo 3 figlie ed entravano due stipendi, e con una gestione oculata delle risorse i miei riuscivano a non farci mancare nulla; parlo comunque di tempi compresi tra gli anni ‘80 e diciamo i primi anni ’90, quando cioè la classe media italiana non era devastata come lo è ora.

C’erano cose che in famiglia si potevano avere senza discussioni: lezioni di inglese, di piano, di tennis, viaggi, libri, cinema, abbonamento a Misha. C’erano altre cose che invece era severamente vietato chiedere: jeans firmati, scarpe da tennis da un milione di dollari, videogiochi, junk food, zainetto nuovo ogni anno, Barbie, e altri stravizi del capitalismo per i quali i miei genitori invocavano con fermezza la necessità di taglio alla spesa.

Ogni tanto andavo da mia madre a chiedere notizie del nostro stato familiare.

“Mamma, noi siamo ricchi o poveri?” E lei rispondeva sempre: “ Siamo in mezzo”.

I bambini però hanno poco senso del compromesso e del “mezzo”.

Preferiscono sapere che le cose sono abbondanti e che possono stare tranquilli,  hanno paura della povertà, della scarsità, dell’avere meno degli altri.

Dunque era necessario indagare con domande più mirate.

“Perché non abbiamo la macchina grande come i nostri vicini?”

“Perché la macchina serve per portarti in giro e non per fare vedere che hai i soldi”.

Queste risposte di mia madre, campionessa di valori civili e moderazione, a me non è che dicessero granchè.

Secondo me invece era bello far vedere che hai i soldi così tutti ti ammirano quando passi, e anche quando parcheggi, e poi anche quando scendi che tutti ti guardano …. Secondo me era bellissimo proprio, mia madre non capiva niente.

Ai bambini piacciono le cose grandi, veloci, colorate, con alte prestazioni, che costano molto, ma soprattutto a loro piace fare i paragoni con gli altri e uscirne vincenti: il loro piccolo ego si sta appena strutturando e da subito ricerca il subdolo piacere della rivincita sociale.

Presto capii che era mio padre quello che sapeva tutto sui soldi di casa, perché ogni mese lo vedevo con fogli e calcolatrice in mano a fare esercizi balistico-circensi di contabilità.

Che fai?”

“Faccio i conti per vedere quanti soldi abbiamo.”

“Abbiamo molte spese?”

“Insomma. Questo mese non tanto.”

“Mamma dice che abbiamo molte spese.”

“Tua madre è sempre ansiosa, sempre a far tragedie.”

Mio padre era ed è un incrollabile ottimista.

Di fronte a qualsiasi lamentela di natura economica di mia madre, rispondeva sempre serissimo ma ovviamente ironico: “Modestia a parte, l’unica cosa che abbiamo in questa casa sono i soldi…!”.

Quella si che era una risposta bellissima che mi riempiva di gioia e di fiducia. Quando diceva così, e lo diceva molto spesso, metteva fine ad ogni dubbio e io mi rasserenavo.  Finalmente avevo un’idea precisa del nostro status familiare e ne andavo fiera.

Fu proprio sull’onda di tanto entusiasmo che in 4°elementare scrissi a scuola uno dei miei più celebri componimenti:

TEMA: La mia famiglia.

Svolgimento.

“Modestia apparte [ tutto attaccato], la mia famiglia è ricchissima…”

Come incipit, ammetterete anche voi che era un capolavoro ! :D

42 thoughts on “Modestia a parte

  1. Grande!

    Grande anche la tua famiglia, e a questo punto (modestia a parte) grande anch’io, visto che a mia figlia trasmetto esattamente gli stessi principi, e può chiedere o non chiedere esattamente le stesse cose che potevi e non potevi chiedere tu.

    Però mi pare che a lei, e stranamente per essere bambina, non sia mai importato un fico secco di fare sfoggio e di dimostrare che abbiamo i soldi (anche perché, fino a tutto il mutuo, non ne avevamo… )

  2. Il mio papà, da ragazzo, era un bravo calciatore. Doveva andare a giocare in serie A. Faceva la bella vita, non studiava più e aveva i soldi per vestirsi fighetto.

    Poi mio nonno morì e lui si sentii in dovere, come maschio di casa, con madre e due sorelle (che studiavano), di doversi fare carico della famiglia.

    Per lui significava ricominciare da zero: il lavoro (modesto), lo studio per progredire professionalmente ed economicamente. Negli anni ’50 – ’60 era ancora possibile.

    Quando sono nato, preceduto di tre anni da una sorella, i tempi più duri erano già superati, anzi, in casa si viaggiava mica male, non da scialare, non da considerarsi benestanti, ma tranquilli.

    Certe cose, come le marche (ben poche all’epoca), erano al bando, come d’altra parte tutte le cose futili. Non si sperperava inutilmente, no. (non era una famiglia comunista)

    Se c’erano delle spese importanti era previsto un consiglio di famiglia, che poi diventò un abitudine, per aggiornare tutti i componenti della situazione finanziaria. Serviva a responsabilizzare noi bambini.
    Ad es. quando decidemmo di comperare il camper (che costava quanto una mercedes), ci fu un consiglio dove, a fronte dei sacrifici da fare, ognuno esprimeva la propria idea.

    Ripensandoci adesso, non so mica se era giusto che a 10 11 anni io dovessi preoccuparmi anche di economia familiare.

    Lo strano è che, parlandone adesso con mia sorella, io ricordo anche periodi, appunto, di sacrifici, lei no. Nei suoi ricordi eravamo una famiglia in cui non mancava niente, neanche il dippiù.

    Io, al contrario tuo, avevo come riferimento i compagni di cortile e di strada, e mi sentivo imbarazzato se avevo qualcosa in più o più grosso del loro.
    Le cose sarebbero cambiate più tardi quando, andando in città per frequentare le superiori, cominciai a conoscere chi di soldi ne aveva davvero e potevo dirmi fortunato di rientrare nella categoria delle famiglie normali.

    Ma tu, come giustamente dici, fai riferimento agli anni ’80-’90, io a quelli ’70.
    Spesso nei blog si legge che l’età non è importante, ma secondo me non è vero. Non tanto in relazione all’età, quanto al periodo in cui si è cresciuti. Questo però è un altro discorso che mi è caro e che approfondirò dove e quando potrò.(magari apro un blog solo per questo :-D )

    Ps: la frase tipica di mio padre era: “ma che me la meritavo una fabbrica così?” (era fiorentino)

  3. Dalla tua descrizione mi vedo nella parte dei tuoi genitori con le figlie che mi chiedono come siamo messi… Ma loro non hanno mai scritto che siamo ricchissimi :-) )

  4. Ciao Presidente, bentornata!! Per quanto riguarda il qui presente topic, devo dire che da bambina facevo pure peggio. Praticamente parlavo, parlavo in continuazione, e le mie maestre dell’asilo erano informatissime su tutti i fatti della mia famiglia, litigi e annessi compresi!! Alle elementari, dato che la maestra mi aveva minacciato che mi avrebbe imbavagliata (del resto, a 6 anni ero già in IIa), ho iniziato a scrivere. E lì è stato anche peggio ;)

  5. buongiorno cittadini!

    balibar: aspettiamo l’apertura del tuo blog e altri tuoi racconti!
    si certo che è importante l’età, proprio per il motivo che dici: il contesto sociale e storico dei nostri ricordi.
    Mi piace l’idea del consiglio di famiglia per le decisioni importanti, e comunque ripensandoci anche i miei genitori, quando abbiamo iniziato ad essere già grandette, ci mettevano sempre al corrente delle decisioni importanti e delle scelte da farsi.

    Livy, i bambini fanno morire dal ridere proprio per questo, perchè mostrano tutti i cadaveri nell’armadio con disincanto e senza ritegno alcuno! :D

  6. A proposito di anni ’70, io ricordo le umiliazioni in autostrada con la 127 di mio papà, regolarmente superati da tutti.
    Non capivo perché in tv o su topolino quelli che facevano il mestiere di mio papà erano sempre così ricchi, e noi no.
    Poi, molto tempo dopo, è arrivata mani pulite, e ho capito.

  7. ma si che ce l’ho presente, guarda che circola ancora nel mio quartiere, ce l’ha la signora Gabriella altrimenti detta la “Fatina dei Gatti”: la parcheggia e non la sposta per 2 settimane, perchè sotto ci tiene le ciotole con i croccantini e l’acqua per i mici. Non ha 67 anni, ne ha 38. Dice che gli esseri umani non le danno le stesse soddisfazioni che le danno i gatti.
    Secondo me è tempo per un fidanzato serio.

    Conoscete qualcuno?
    Su, pensate a qualche cugino che volete sistemare .

    Comunque ho capito, tuo papà era il commissario Basettoni :D

  8. Sì, sì, anch’io ho pensato al commissario Basettoni. :-D

    Poi, perché non si pensi che sono “troppo” giovine, negli anni ’70 comincia la mia adolescenza, l’infanzia è negli anni ’60.

    Il mio papà aveva la 128. gné, gné
    La 127 è stata la mia prima macchina (ereditata da uno zio).
    Hai ragione Fra, l’autostrada era un campo di battaglia.

  9. guarda… se poi ti sei comprata (o ocmunque la domini in governi) una costosissima e bellissima isola tropicale così allegra e divertente vuol dire che, modestia apparte… sei ricchissima!
    :D

  10. bellissimo l’incipit del tema :)

    io da piccolo avevo l’asino al posto del motorino e questo faceva di me una persona veramente esclusiva.

  11. Odio i bambini, e tanto ti deve bastare.
    Questi piccoli stronzi che ancora non hanno capito che l’unica salvezza è il socialismo, inteso come lo intendeva Craxi, non Marx, beninteso.
    Alex

  12. Diciamo che craxi più che socialista era…socievole. Socializzava parecchio con tante società e imprenditori….. Se avessi tutti gli amichetti che aveva lui, allora si sarei ricchissima….
    Però in effetti ho sempre questa isola tropicale, come dice Ippaso.

  13. Bentornata … mi sei mancata tanto …

    Beh, anch’io sono stata e sono tutt’ora poco presente … ma ogni tanto passo.

    L’argomento mi sta particolarmente a cuore … e particolarmente in questo periodo, per tutta una serie di motivi.

    Oggi soffro moltissimo perche’ il coinvolgimento nella gestione familiare e’ sempre mancato nella mia famiglia, non sono mai stata di quelle che chiedevano chissa’ che cosa (anche se ti confesso che qualche Barbie l’ho avuta … e ancora mi piace guardarle, ma non lo ritengo un male cosi’ grave, dici che mi devo preoccupare???).

    Penso che sia giusto fare in modo che tutti i componenti del nucleo familiare partecipino nella giusta misura e nei giusti tempi (per quello che e’ possibile) all’economia familiare, lo ritengo un arricchimento personale e, permettimelo, anche un modo per aumentare la coesione tra di essi.

  14. ciao Rosigna, benriletta, mi hai fatto una bella sorpresa oggi! :)

    sono assolutamente d’accordo quando dici che discutere di tutto, anche delle scelte economiche tra i membri della famiglia, aiuta molto ad aumentare la coesione.
    Aiuta anche i piccoli a crescere con più responsabilità e credo meno capricci.

  15. Bentornata, Marci :)

    Io non sono mai stata povera, né ricca.
    Quando sono nata io lavorava solo mio padre, ma prima che mia madre si licenziasse (perché non sapeva come gestire i figli, che all’epoca erano due) avevano già estinto il mutuo, cosa che ci ha consentito di vivere sereni.

    La prima macchina (una 600D) mio padre l’ha comprata a 36 anni (subito prima ha fatto la patente), per cambiarla poi dopo 12 con una 128 (cicca, cicca, cicca! a quelli della 127 ;) ) e successivamente dopo altri 11 con una Uno (mio padre era molto affezionato alla Fiat, ma sognava una Golf), che ha tenuto per 14 anni, fino a quando è mancato.

    Niente riunioni di famiglia, i bambini facciano i bambini.

    La mia maestra pensava fossi ricca perché ero sempre pulita e vestita bene (mia mamma sa cucire e lavorare a maglia, all’uncinetto e qualsiasi altra cosa vi venga in mente e all’epoca si risparmiava un bel po’), e le dava molto fastidio che la mia mamma non le portasse i fiori come le figlie degli altri ricchi (veri).
    Mia madre non le avrebbe portato i fiori neanche se fosse stata ricchissima (“devi essere brava a scuola, non simpatica alla maestra”).

    Mi sono persa… :)

  16. Thumper, sei meravigliosa, e figlia di una grande madre!

    ”devi essere brava a scuola, non simpatica alla maestra”, questi sì che sono insegnamenti!

    Comunque io ero povera, brava a scuola e simpatica alla maestra e i ricchi, quelli veri, sbavavano: tiè!

  17. “modestia apparte” qui dentro si intende per tutti di default :D

    i fiori per la maestra….avevo dimenticato, è vero…è i bambini portavano sempre i fiori alla maestra (tranne thumper :D )….Ma che voi sappiate, si usa ancora? Nelle nostre città?

  18. Sì, però…se nasco in una famiglia che sta “così”, e più passa il tempo e più le mie condizioni sono “così-così”, cosa devo pensare? Che ho sbagliato tutto nella vita? :( :)

    Vabbè ho capito, speriamo vada meglio nel Valhalla

  19. @Mrs President: io credo che portai i fiori alla maestra una sola volta (per noi portare i fiori equivaleva probabilmente a saltare un paio di pasti), ci litigai e me li riportai indietro: ed ero alla materna!!!

    Per cui vedete, io non mi sono indurita con la vita… ci nacqui! ;)

  20. Care amiche, da un po’ di giorni mi state riempendo di tenerezze e complimenti, e allora vi avviso (blogger avvisato mezzo salvato):

    1) Quando mi fanno un complimento CI CREDO SENZA RISERVE.

    2) Quando invece mi rimproverano qualcosa, liquido il detrattore dentro di me con un sentito: “ROSICONE!”

    3) Se mi fate salire così sulle nuvolette rosa il mio consistente peso specifico non basterà a farmi scendere a terra.

    4) Già in condizioni di normalità la domanda più frequente che mi fanno (i rosiconi, s’intende!) è: “Ma chi ti credi di essere?”, la cui immancabile risposta è “Mi credo, mi credo… non ti posso dire chi perché non saresti in grado di recepirlo :mrgreen:

    Per cui signori, un consiglio da amica… non mi fate più… ma che diamine sto dicendo???

    Continuate, continuate….

  21. marcy scrive ;” A casa mia, eravamo 3 figlie”….
    …hey mi ci hanno buttata dentro, non e` stata colpa mia. Qualcuno mi ha spinto!!! Pero` i jeans firmati gli ho avuti ! forse perche` delle 3 ero la piu` piccola e ho portato una bella rivoluzione. Marcy te la ricordi la prince arancione? che spasso! a me piaceva.
    Per il mio ottavo compleanno papa` mi regalo` un robottino eletrico, andava pianissimo, aveva le antenne e gli occhi rossi giganti e 3 missili ai piedi da lanciare schiacciando un pulsante….forse credeva che fosse del kappa bi gi.

  22. Comunque, cara Marcy io dei soldi non mi preocupavo affatto. Ogni volta che a papa`cadevano monetine per terra entravo gridando : ” fermi tutti! tutto quello che e` per terra e` mio ” e arraffavo tutte le monete.

  23. @Uela: e magari portavi la maglietta con scritto
    ” I love NY” o ” Fame”. :)

    Ma le tue sorelle non ti hanno mai chiuso in un angolo e menato? :D

    Misha non era stato un buon maestro, eh?

  24. balibar:
    tranquillo, andrà senz’altro meglio nel Valhalla!! Anzi, prenota pure anche per me :D

    Diemme:
    la piccola Tremendisia!!!!!!!!!!!!! :D All’inizio della sua carriera,si riportò indietro i fiori!!Grandissima!! :D

    uela, i robottino del KèGhèBè me lo ricordo eccome!
    Aaah, gli anni ’80, con quella spavalda tecnologia già desueta quasi prima ancor di nascere……

  25. Non avevo la maglietta con la scritta fame, ma guardavo ogni pomeriggio saranno famosi !! ahahah.

  26. Film Quiz….
    Indovinate di quale film sono queste battute :

    “certo che voi francesi fatte dei cafe` di merda”
    eh l’altro risponde :”mi hanno dato del negro,della checca,ma del Francese mai” !

    “ma come cammini? cerca di camminare da vero uomo, sii piu` mascolino, sii macho, imita john Wayne…un vero duro,deciso, forte, maschio.”

    L’altro si alza e senza riuscirci cerca di imitare John Wayne.
    L’amico : “oh mio dio, ma questa sembra la sorella di John Wayne !! “

  27. @Uela: mica ci puoi lasciare con la curiosita???

    @Marcy: e questo è stato niente rispetto a tutto il resto!

    Una volta, ero all’asilo con mia sorella che ha due anni più di me, quindi regolati, non potevo avere più di tre anni, mia sorella all’uscita della scuola porge a mia madre un formaggino mòrso dicendole “Diemmina lo stava mangiando quando un bambino glielo ha morso, allora io gliel’ho tolto perché mi schifo”.

    Prima che mia madre potesse dire “ah!”, io riallungai la mano verso il formaggino e, mangiandolo in un sol boccone, dissi “Io non mi schifo!”.

  28. @Uela: un piccolo vizio.

    Ma google non vale, vero?

    Ma non eravate 3 sorelle? Chi di voi era John Vaine?

  29. Bè, piccolo vizio = vizietto.

    E’ vero, ho usato google, ma almeno non ho messo il titolo esatto.

    1/2 punto, eh?

    Comunque ora è tornata Uela

  30. il film e` il vizietto…Ma google non vale..
    @balibar: cartellino giallo….
    usare google e` come copiare i compiti !!!! -2 punti.

    @marcy: propongo di mettere gli sketch del vizietto su bananas.

  31. Straordinario bellissimo sincerissimo racconto… però secondo non è che i bimbi stravedono per le cose belle e grosse e appariscenti eccetera; solo che non stravedono per l’energia delle cose quando viene inutilmente trattenuta e repressa, tutto qua…

    (ehi il mio blog è tutto nuovo)

Non vediamo l'ora di sapere la tua opinione al riguardo.....

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